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Piccola guida per realizzare una tesina per l’esame di maturità

 

 

Durante l’esame di maturità è ormai diventata una consuetudine che il candidato presenti una “tesina”. Va ricordato che non è obbligatorio realizzare una tesina interdisciplinare (vale a dire che collega più discipline), anche se ormai i commissari, interni ed esterni, si aspettano un lavoro di questo genere.

Come procedere? Lascio qui delle indicazioni che vanno prese come tali: non hanno assolutamente la pretesa di essere qualcosa di definitivo.

 

Va ricordato che la tesina viene presentata dal singolo candidato: non può essere collettiva. Inoltre, la tesina è presentata dal maturando: i professori possono aiutare, consigliare e, a volte, correggere quanto è stato scritto. Ma non possono fare altro.

Per procedere, anzitutto è necessario trovare un argomento che si possa prestare a collegamenti. Utilizzando un esempio (abusato), possiamo pensare di fare una tesina sul Romanticismo. A questo argomento si collegano facilmente molte tematiche trattate in più materie.

 

Scelto l’argomento, è necessario svilupparlo in modo appropriato. Bisogna trovare i collegamenti tra le materie, cercando di scegliere tematiche trattate preferibilmente (anche se non esclusivamente) nel corso dell’ultimo anno scolastico.

Riguardo al nostro esempio: Filosofia → idealisti. Italiano → Leopardi. Arte → Turner e Constable. Storia → Moti nazionali.

 

La tesina non deve, ovviamente, riguardare tutte le materie: basta che ne colleghi due. Prima di fare collegamenti “arditi”, è consigliabile chiedere il parere di qualche insegnante.

A questo punto, bisogna cominciare a trovare materiale da inserire nello scritto. Il consiglio è utilizzare testi scritti (libri), recandosi fisicamente in una qualche biblioteca. Questo serve per arricchire di materiale la nostra tesina. Ad esempio, se cerchiamo il testo “Il romanticismo in Europa”, è facile che  al suo fianco nello scaffale in biblioteca si trovi un altro testo di argomento simile; sfogliandolo, possiamo trovare nuovi spunti e nuovo materiale.

 

Un’altra fonte è Internet. Attenzione però: il materiale che vi si trova non sempre è sufficientemente attendibile. L’esempio più classico è l’enciclopedia Wikipedia: vi possono accedere e contribuire tutti e, nonostante i vari strumenti di controllo, resta qualcosa di non attendibile. E’ comunque estremamente utile per indicazioni di massima.

Trovato il materiale, bisogna fare qualcosa che potrebbe apparire scontato, ma che in realtà non è tale per una gran parte degli studenti: leggere, confrontare, riunire… insomma, rielaborare quanto trovato.

 

Probabilmente chi realizza una tesina per la prima volta non si rende conto di quanto sia evidente un lavoro “originale” da un lavoro basato sul “copia-e-incolla”. Nell’esempio, se nella nostra tesina citiamo con linguaggio ricercato decine di dettagli mai trattati in classe (e magari sconosciuti ai più) riguardo ai quadri di Turner, stiamo lasciando una vistosa traccia della nostra “scopiazzatura”. Qualunque lettore si accorgerebbe, anche solo a prima vista (ricordo che il lavoro alla fine viene stampato), che si tratta di materiale che non può provenire da uno studente delle superiori.

Esistono anche alcuni accorgimenti tipografici propri del “copia-e-incolla” che appaiono evidenti ad un occhio appena esperto – il classico occhio dell’esaminatore!

 

La mancata rielaborazione, specie se prolungata, tende a svalutare tutto il lavoro. “Tanto la tesina è tutta copiata da Internet!” è la prima cosa che i professori dicono tra loro appena il candidato esce dall’aula, quando hanno avuto un’impressione negativa dello scritto.

Il consiglio è quello di realizzare un testo rielaborato: magari anche breve e povero di dettagli, ma “proprio” e originale. Solitamente è la dote che viene apprezzata di più. Proprio perché richiede tempo e impegno, non importa che sia particolarmente lungo: si tratta di una tesina e non di una tesi universitaria.

 

A proposito di lunghezza, una tesina “standard” è relativamente agile: dalle 10 alle 25 pagine. Ci sono però casi di tesine che superano le 40 pagine…! L’impaginazione deve consentire di individuare abbastanza facilmente le varie parti, in modo che il commissario esaminatore trovi la parte che lo interessa senza sfogliare pagine e pagine. Un carattere leggibile facilita poi le cose.

 

Sviluppati gli argomenti, si può finalmente (e solo ora!) scrivere la parte che tutti i commissari leggeranno: l’introduzione. Questa parte è piuttosto importante ed ha il compito di sintetizzare (di introdurre, appunto) le argomentazioni della tesina. Nell’esempio, la nostra introduzione dovrà spiegare perché abbiamo scelto di parlare di Turner e degli idealisti, raccontando il nostro percorso al lettore. L’introduzione deve essere breve ed essenziale, cercando di spiegare cosa è presente nella tesina.

 

E’ questa l’occasione per scegliere il titolo definitivo, evitando titoli roboanti, come “Il romanticismo” e basta, titolo che si adatta maggiormente a un poderoso volume piuttosto che all’esempio della nostra tesina. Ora si può anche realizzare lo schema delle varie parti del nostro scritto, indicando con chiarezza materie affrontate e relativi argomenti sviluppati. Nell’esempio: Filosofia → idealisti (Fichte e Hegel). Italiano → Leopardi (poetica; analisi del “Sabato del villaggio”), ecc. Questo schema solitamente viene consegnato il giorno del primo scritto.

 

La rilettura è molto importante, per verificare se tutto “funziona”. Lo stile adottato è lo stesso in tutto il testo? Eventuali rimandi interni nella tesina hanno senso? Le immagini sono impaginate correttamente? Ci sono poi i dettagli, come il numero di pagina. E’ buona norma non cominciare con la pagina numero 1: basta sfogliare un qualunque libro stampato per accorgersene.

 

Vanno infine scritti l’indice e la bibliografia: per quest’ultima (che solitamente si consegna il giorno del primo scritto, insieme allo schema della tesina) rimando alla parte sotto.

Per concludere: quante copie servono? Secondo il mio parere una copia per ogni commissario è di solito eccessiva: non tutti riuscirebbero a seguire tutte le parti. Può essere più utile stamparne 4-5 copie, tenendone una per sé durante l’esposizione. Esposizione che, eventualmente, può essere arricchita da presentazioni multimediali (Powerpoint).

Per altre indicazioni: http://www.esamimaturita.com/?p=66

http://it.ewrite.us/come-scrivere-una-tesina-per-la-maturita-schema-2954.html

 

Indicazioni per la realizzazione della bibliografia per la tesina

 

Ecco qualche suggerimento per realizzare una bibliografia adeguata con cui concludere la tesina da presentare all’esame di maturità.

I testi possono essere indicati in due modi:

  • Cognome N., 1999, Titolo in corsivo, Città della casa editrice, Casa editrice.
    Questo è il modo più raffinato e, a mio avviso, brigoso, ma nelle tesi di laurea è quello richiesto. L'anno 1999 è ovviamente solo un esempio. Si può indicare l’anno anche tra parentesi, così: (1999).
  • N. Cognome, Titolo in corsivo, Città della casa editrice, Casa editrice, 1999.
    Questo è più immediato da leggere; è di solito il più diffuso.

L'anno di riferimento va considerato quello dell'edizione che si sta consultando, non quello dell'edizione originale. Ad esempio, nessuno indicherebbe A. Manzoni, I promessi sposi, Milano, Redaelli, 1842. L’idea che c'è dietro è questa: se chi sta consultando la tesina ritiene interessante il libro indicato nella bibliografia, allora cercherà di approfondire l’argomento per conto proprio cercando quel libro.

Inoltre, l’ordine delle opere consultate può essere fatto in ordine alfabetico del cognome dell’autore (preferibile), in ordine di anno, per sezioni e/o materie (ma in tal caso va specificato all'inizio).

 

Manca qualche dato riguardo al libro? Dove è stato stampato, o chi è l’editore? E’ possibile controllare sui cataloghi on line, come ad esempio questo:

http://sol.cib.unibo.it/SebinaOpac/Opac?sysb=

(qui però l’ordine dei dati ricercati è inserito in modo diverso da come andrà nella bibliografia).

La parte relativa ai siti internet si chiama, di solito, “web-grafia” o “sito-grafia”. Si indica di solito l’home page, eventualmente indicando l’anno di consultazione (in futuro il sito potrebbe sparire, o essere modificato). Viene fatta solitamente a parte rispetto alla bibliografia.

Per ulteriori chiarimenti (da considerare però principalmente per lavori più approfonditi rispetto alla tesina della maturità), si può ricordare un testo un po' datato ma utile: è di Umberto Eco e si intitola Come si fa una tesi di laurea. Spiega in dettaglio queste, oltre – ovviamente – a dare suggerimenti per impostare una ricerca in vista della tesi di laurea.

Utili anche i siti:       

http://biblioteca.stat.unipd.it/bibliografia_come_fare.htm

http://www.unisi.it/grotti/come_scrivere_una_bibliografia.htm

http://www.economia.uniroma2.it/nuovo/didattica/tesi/suggerimenti/istruzioni_bibliografia.pdf

 

Ultima cosa: la bibliografia deve risultare... lunga il giusto, non spropositata né cortissima. E deve essere ordinata e chiara. Insomma, deve dare un buon colpo d’occhio!

Buon lavoro!

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Ultimo aggiornamento: 27/01/18

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